Rinascimento

1.

Il termine Renaissence nasce nella Parigi ottocentesca per diventare in Italia prima Risorgimento e poi Rinascimento e sovrapporsi al termine Rinascenza utilizzato da Leon Battista Alberti dopo il 1450.  Come ogni definizione inventata a posteriori questo termine definisce malamente e altrettanto malamente contestualizza questa epoca artistica che trova la sua origine nell’allargamento degli orizzonti intellettuali in Italia centrale a partire dal Trecento, che fa seguito alla ricostruzione sociale seguita alla catastrofe umana e demografica della grande epidemia di peste nera tra il 1347 e il 1352. Questa dimensione è caratterizzata dalla riscoperta del mondo classico, teorizzata dal Petrarca sin dal Trecento, ma lo studio dell’antico assume il valore di una autentica conquista intellettuale nell’ambiente fiorentino del primo Quattrocento, diventando fonte di creazione artistica originale e stimolo a riscoprire la natura e la rappresentazione della figura umana. 

2.

La cultura artistica del Quattrocento italiano è altamente complessa, visto che vi partecipano ceti così diversi per origine e per educazione ed è impossibile contenerla in una definizione unitaria che possa valere per tutti i suoi aspetti. Accanto allo stile rinascimentale di Masaccio e Donatello, sopravvive la tradizione dello spiritualismo gotico e del decorativismo medievale e non solo nell’arte dell’Angelico o di Lorenzo Monaco, ma anche nelle opere di artisti pur così innovatori come Andrea del Castagno e Paolo Uccello.

In una società economicamente differenziata e spiritualmente complessa come quella rinascimentale, una tendenza artistica può perdere la sua egemonia, con il contestuale ridimensionamento della potenza economica e politica del suo ceto committente, ma è destinato a rimanere, soprattutto quando è quella che meglio risponde al sentimento religioso di una minoranza sempre considerevole. Ciò spiega la presenza di tendenze antitetiche, che si contaminano tra loro; ceti sociali assai diversi tra loro e artisti ugualmente diversi, generazioni differenti di consumatori e di produttori d’arte, giovani e vecchi, precursori ed epigoni vivono gli uni accanto agli altri, ma gli uni sono distinti dagli altri.

3.

Il naturalismo costituisce la tendenza fondamentale dell’arte quattrocentesca anche se si articola secondo gli sviluppi dell’evoluzione sociale. Il volgersi alla realtà empirica e la scoperta del mondo e dell’uomo sono gli elementi essenziali della “rinascita”, senza che questo faccia dell’artista un semplice osservatore della natura, ma fa sì che la sua opera sia uno studio della natura. 

A metà del secolo si impone il gusto per ciò che è individuale, caratteristico e curioso e si moltiplicano i nuovi soggetti: episodi della vita di ogni giorno, scene di strada e interni domestici, stanze di puerpere e fidanzamenti, la nascita di Maria e la Visitazione viste come scene di società, san Girolamo in un interno di casa borghese e le storie di santi che si compiono in mezzo al trambusto di città mercantili.

Il simbolismo metafisico svanisce del tutto e l’artista si dedica, risolutamente e coscientemente, a rappresentare il mondo sensibile. Nella misura in cui la società e l’economia si liberano dalle catene della dottrina ecclesiastica, anche l’arte, altrettanto libera, si volge all’immediata realtà, anch’essa anticlericale, antiscolastica, antiascetica, ma senza farsi miscredente, relegando in secondo piano le idee medievali sulla salvezza, sulla vita futura, sulla redenzione, sul peccato originale, mantenendo però vivo e vitale un sentimento religioso.

4.

Le spaziose rappresentazioni dell’arte italiana, con il libero movimento delle loro figure, dove la grazia, l’eleganza, il rilievo statuario, le linee ampie e piene di vita sono immerse in una atmosfera chiara, serena, ritmica, superano la rigida, misurata solennità dell’arte medievale, che ancora si riconosce nell’angustia spaziale della pittura fiamminga, con le sue figure timide, quasi goffe, i suoi accessori meticolosamente accumulati, la sua leggiadria tecnica miniaturistica. Si afferma nel Quattrocento italiano una nuova concezione artistica dove l’elemento essenziale è una tendenza all’unità e l’aspirazione ad un effetto unitario, pur in una rappresentazione ricca di forme e di colori. Non più una visione panoramica della realtà, quasi una rassegna, dove prevale l’espansione sull’accentramento, la coordinazione sulla subordinazione, l’apertura sulla chiusura della forma geometrica, ma una immagine unilaterale, coerente, dominata da un unico ed esclusivo punto di vista. Quello che si afferma è il punto di vista soggettivo, la volontà creatrice, senza consentire indugi sul particolare, obbligando a cogliere simultaneamente tutte le parti.

Si elabora e si pratica un nuovo concetto di spazio, non più un aggregato di elementi e di qui scomponibile in questi, come nello scenario medievale fatto di quadri indipendenti, ma un tutto indivisibile, un intero campo d’azione costruito secondo la prospettiva centrale, che non è altro che la riduzione dello spazio in termini matematici.

5.

Il Quattrocento è essenzialmente italiano, come sono comuni all’Europa il Cinquecento e il Manierismo, perché nella penisola si precede l’Occidente anche sul piano economico e sociale. In Italia inizia la rinascita dell’economia, comincia svilupparsi la libera concorrenza in contrasto con la struttura corporativa del Medioevo e nasce la prima organizzazione bancaria ed è in Italia, prima che altrove che si emancipa la borghesia urbana, favorita dall’inurbamento della nobiltà terriera, che si assimila completamente all’aristocrazia del denaro. Ma è in Italia che vi è ancora una ricca testimonianza dell’arte antica, dove i monumenti superstiti sono visibili a tutti e dove tutti condividono, chi più chi meno, la tradizione classica.

La ricchezza si accumula nelle terre italiche, sia per l’intraprendenza delle sue genti, sia per la debolezza dello scacchiere europeo, dove nessuna potenza sembra ancora affermarsi. Al contrario le piccole signorie quattrocentesche italiane, forti della loro agiatezza agricola, generano importanti centri di interesse economico e culturale, mentre le repubbliche cittadine vanno accumulando capitali che piazzano presso le monarchie dell’intero continente europeo.

Il Rinascimento accelera e intensifica il processo di sviluppo dell’economia e della società medievale verso un capitalismo più maturo contribuendo con un forte accento razionalistico, che sarà poi predominante nella vita intellettuale e materiale e che influenzerà, in campo artistico, i nuovi principi ispiratori: la coerente unità dello spazio e delle proporzioni, l’accentrarsi della rappresentazione su di un solo tema principale e l’ordinarsi della composizione in una forma immediatamente afferrabile. Tutta l’evoluzione artistica si inserisce nel generale processo razionalizzatore, che anima l’organizzazione del lavoro, la tecnica commerciale e bancaria, i metodi di governo, la diplomazia e la strategia politica.

6.

L’arte del Rinascimento ha il suo pubblico nella borghesia urbana e nelle corti principesche. Nonostante l’originaria differenza i due ceti condividono il dominante realismo razionalistico e il cammino che dalla democrazia liberale porta al principato assoluto. Entrambi finiscono per accettare la passione per gli affari e l’amore del guadagno ed ostentano operosità e rispettabilità, cioè solidità commerciale e solvibilità finanziaria. L’arte che promuovono abbandona la fatua sensibilità, il capriccioso linearismo, il decorativismo calligrafico della pittura trecentesca e le figure rappresentate sono più solide, ferme, massicce, più compatte che fragili, più rudi piuttosto che leggiadre, perché devono esprimere forza, energia, dignità e serietà, in coerenza con gli sviluppi dell’evoluzione sociale della borghesia urbana e delle corti principesche. Almeno fino alla metà del Quattrocento, fin quando il senso della vita e la concezione del mondo saranno aliene dalla metafisica e dal simbolismo, dal romanzo e dal cerimoniale, come preteso dalla borghesia puritana, prima che lo spiritualismo, il gusto delle convenzioni e le tendenze conservatrici prendessero il sopravvento sull’atteggiamento innovatore di questo ceto sociale, con l’assurgere dei ceti ormai agiati alla condizione aristocratica.
Nella seconda metà del Quattrocento il fenomeno artistico tende ad irrigidirsi nel preziosismo aulico, nell’artificio e nella convenzionalità, ma insiste nel rinnovare e ampliare la propria visione. In questo miscuglio di realismo e convenzione, di razionalismo e romanticismo escono la rispettabilità borghese del Ghirlandaio, l’aristocratica raffinatezza di Desiderio, il robusto senso del reale del Verrocchio, la poetica fantasia di Piero di Cosimo, la lieta amabilità del Pesellino e la morbida malinconia di Botticelli. 

7.

Nel Quattrocento, accanto a Firenze, che rimane per tutto il secolo il massimo centro artistico della penisola, se ne sviluppano altri presso le corti principesche di Ferrara, Mantova e Urbino, che continuano ad avere come modello le Corti trecentesche dell’alta Italia, dove dominano gli ideali cavallereschi e uno stile di vita formalistico ed antiborghese, ma che si accompagnano al nuovo spirito razionale, pratico e antitradizionale. Negli affreschi dei palazzi e dei castelli vengono preferiti i temi mitologici e classici, le allegorie delle virtù e delle arti liberali e le scene della vita di corte, ma viene abbandonato l’antico repertorio cavalleresco.

Nella seconda metà del Quattrocento il linguaggio rinascimentale si è diffuso in tutta Italia, generando esperienze molto differenziate, dove ogni città e ogni corte principesca interpreta i nuovi modelli figurativi in relazione alle proprie tradizioni culturali, alle proprie esigenze politiche e ai propri legami economici.

Le corti del Rinascimento italiano non sono comunque più comunità fondate sul principio morale e quindi luoghi esclusivi, ma sono formate da una eterogenea composizione sociale, salottiera e mondana, dove la donna, anche se le viene riconosciuta un nuovo ruolo culturale, non riesce ad imporsi come una mecenate e una protettrice d’arti, con l’eccezione di Isabella d’Este a Ferrara e Mantova o come Lucrezia Borgia a Nepi.

8.

Il Rinascimento è un patrimonio di idee, gelosamente riservato ed esclusivo, di un’élite imbevuta di cultura latina, fortemente condizionata dal movimento umanista e neoplatonico. Questa minoranza colta si distacca da una maggioranza incolta, in proporzioni significative sconosciute in epoche precedenti, senza che allora ci fosse un generale livellamento culturale, ma mai un monopolio così ricercato e voluto. Gli artisti si emancipano dalla Chiesa e dalle corporazioni ma sono costretti a porsi sotto la protezione e la tutela intellettuale di una cerchia ristretta ed esigente, accettando gli umanisti come gli unici critici, senza che questi ne abbiano la vocazione, se non l’intuizione del valore artistico di un’opera d’arte e la capacità di un giudizio puramente estetico. 

(25 maggio 2020)

Fonti:

Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte Volume primo Preistoria Antichità Medioevo Rinascimento Manierismo Barocco, Torino, Einaudi, 1977

La storia dell’arte raccontata da Philippe Daverio, Firenze culla del Rinascimento vol.2, Milano, RCS MediaGroup, 2019 

La storia dell’arte raccontata da Philippe Daverio, Il quattrocento tra Mantegna, Bellini e Antonello vol.3, Milano, RCS MediaGroup, 2019 

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