Rembrandt Harmenszoon van Rijin

Nato nel 1606 a Leida nei Paesi Bassi, da una agiata famiglia protestante, nonostante il padre fosse un mugnaio e la madre figlia di un fornaio.

Frequenta la Scuola latina e si iscrive quattordicenne all’università di Leida, ma prevale ben presto la sua passione per la pittura e viene messo a bottega presso Jacob van Swanenburgh, che sarà insegnante di Rubens ad Anversa. Trasferitosi ad Amsterdam, dopo un breve periodo di apprendistato presso Pieter Lastman, che sarà pittore della corte danese, torna a Leida e ormai con un proprio studio, protetto da umanisti come Petrus Scriverius, lavora prevalentemente su commesse borghesi ma anche aristocratiche, come quella di Frederik Hendrik, principe d’Orange. Richiesto per numerosi ritratti ad Amsterdam vi ritorna nel 1631 per andare ad abitare presso il mercante d’arte Hendrick van Uylenburg, originario della Polonia, di cui sposa nel 1634 la nipote Saskia. 

E’ un periodo di benessere economico funestato però da molti lutti: la morte prematura di tre figli e quella della moglie per tubercolosi, nel 1642. Ne prende il posto prima Geertje Direx, balia del figlio Titus, dichiarata pazza dopo aver denunciato il pittore per non aver mantenuto la promessa di matrimonio. Nel 1645 Rembrandt inizia una relazione con Hendrickje Stoffels, assunta inizialmente come domestica, e dal loro rapporto, mal giudicato dalla chiesa riformata olandese, nasce Cornelia. Inizia per Rembrant un periodo di indigenza economica, legata allo sperpero di denaro per l’acquisto di opere d’arte, di stampe e oggetti rari e per uno stile di vita superiore alle proprie possibilità. Nel 1656 è in bancarotta, costretto a vendere all’asta la maggior parte dei suoi dipinti e della sua collezione, a privarsi della propria casa e a trasferirsi in un quartiere di Amsterdam più modesto. Impiegato presso il proprio figlio riesce a fuggire dai creditori, sopravvive al figlio e all’amante, ma muore nel 1669, a 63 anni d’età, prima di terminare le decorazioni del palazzo comunale.  

Lascia almeno 300 dipinti, tra cui molti autoritratti, e molte centinaia di disegni. E’ particolarmente esperto nell’uso del chiaroscuro e nello sfruttamento della luce. I soggetti che rappresenta sono in pose teatrali e realistiche senza rigidi formalismi e spesso sono i suoi familiari, anche se inseriti in ambienti mitologici, biblici o storici. Il suo è uno stile crudo, narrativo e visionario al tempo stesso, con una grande attenzione al vero, rinunciando però alla visione analitica e descrittiva tipica della pittura olandese, privilegiando una rappresentazione spirituale e psicologica.

(11 aprile 2019)

Fonti:

Denny van Dongen, Maurizia Tazartes, Rembrandt, Milano, Giunti, 1992

Rudolf e Margot Wittkower, Nati sotto Saturno La figura dell’artista dall’antichità alla Rivoluzione francese, Einaudi, Torino, 2016

Rembrandt, Wikipedia, 8 aprile 2019

La storia dell’arte raccontata da Philippe Daverio, Rubens, Rembrandt e il Seicento nei Paesi Bassi vol.12, Milano, RCS MediaGroup, 2019

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