Accademie artistiche

Il movimento accademico comincia nella seconda metà del Quattrocento con le libere riunioni dell’accademia Platonica ficiniana nella villa Medici di Carreggi presso Firenze. Pur prevalendo le discussioni filosofiche e pur essendo marginali l’arte e le teorie artistiche, questa prima accademia moderna è il terreno di coltura per lo sviluppo delle accademie europee.

Lo spirito e l’intento è liberale: le accademie sono per gli artisti un mezzo per emanciparsi dalla corporazione e sollevarsi dal rango di artigiani. Prima o poi i membri delle Accademie sono dispensati dall’obbligo di appartenere ad una Arte e di osservarne le restrizioni statutarie. Oltre che un carattere onorifico hanno anche un fine didattico e si sostituiscono alle corporazioni non solo come strumenti organizzativi, ma anche come scuole, con una sede stabile e un regolare ordinamento didattico. 

La prima accademia d’arte degna di questo nome è l’Accademia del Disegno, fondata da Giorgio Vasari nel 1563 1561, sotto gli auspici congiunti del duca Cosimo de’ Medici e di Michelangelo. La nascita dell’accademia fiorentina suggella formalmente il nuovo rapporto che si sta instaurando fra artisti e potere assoluto e l’istituto che si giova di grandi commesse statali e che gode di grande visibilità in occasione delle periodiche celebrazioni dinastiche, diventa una sorta di cortigianeria di stato collettiva, che vede mobilitati a Firenze tutti gli artisti già affermati e i giovani più promettenti. A differenza delle vecchie corporazioni, che fondamentalmente tutelavano gli interessi economici dei loro aderenti, la nuova istituzione apre le porte agli artisti di ogni nazionalità e provenienza, purché considerati talentuosi, cioè dotati di riconosciuta competenza artistica. In cambio di un più stretto inquadramento nelle strutture dello stato e quindi di un maggior controllo e asservimento, gli artisti ottengono una serie di privilegi, che i vecchi istituti corporativi non assicurano più: barriere protezionistiche e garanzie economiche, sociali, professionali. L’arte, così promossa ufficialmente al rango di colonna portante del regime mediceo, assume la fisionomia di una sorte di industria di stato, che va incentivata e protetta.

Quando Firenze entra in grave crisi di egemonia nelle cose dell’arte, subentra Roma, con la fondazione dell’Accademia di San Luca nel 1593, per iniziativa di Federico Zuccari, pittore e disegnatore prolifico, versatile, gran viaggiatore, teorico eloquente e verboso, che avanza proposte di statuto che rasentano il moralismo e l’ipocrisia. Zuccari spende gran parte della sua considerevole fortuna economica per l’acquisto di un vasto terreno sul Pincio, dove comincia a edificare la propria residenza, nonché sede dell’accademia, senza riuscire in vita a terminarla. Salvator Rosa, napoletano, due volte a Roma anche come attore comico teatrale, pervenuto a Firenze, vi fonda l’Accademia dei Percossi, luogo d’incontro anche gaudente di letterati, artisti e virtuosi. 

L’Accademia di San Luca diventa comunque il prototipo di tutte le accademie d’arte europee. In Francia viene creata nel 1648 l’Académie Royale, in Germania ben cinque e in Inghilterra, ma solo nel 1768, la Royal Academy. In nessun luogo le accademie soppiantano interamente il vecchio sistema del tirocinio di bottega, garantito e tutelato dalle gilde, ma lo integrano e lo completano, influenzando nel secolo XVII sempre di più il modo di pensare e il comportamento degli artisti. 

Le accademie sono anche un mezzo per acquisire titoli e onori, quali riconoscimenti per soddisfare anche e soprattutto ambizioni sociali. Le varie cariche altisonanti di presidente, direttore e professore vengono come equiparate a una patente di nobiltà e non sempre sono destinate agli artisti più meritevoli, ma a quelli più spregiudicati e ambiziosi.

La storia delle accademie è per questo anche un penoso catalogo di lotte e di dissensi, di liti furiose, di maldicenze, di gelosie personali, regionali e nazionali. 

Per tre secoli comunque le Accademie guidano la politica artistica dei governi, garantiscono la protezione pubblica delle arti e l’educazione degli artisti, definiscono i criteri da seguire nel distribuire premi e stipendi e nell’allestire esposizioni.

Solo il verismo ottocentesco riesce a scuotere la loro autorità e ad aprire nuovi orizzonti alla teoria dell’arte.

(2 maggio 2019)

Fonti:

Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte Volume primo Preistoria Antichità Medioevo Rinascimento Manierismo Barocco, Torino, Einaudi, 1977

Antonio Pinelli, La bella Maniera Artisti del Cinquecento tra regola e licenza, Torino, Einaudi, 2003

Rudolf e Margot Wittkower, Nati sotto Saturno La figura dell’artista dall’antichità alla Rivoluzione francese, Einaudi, Torino, 2016

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