Konstantinos Karamanlis

Proveniente da una famiglia benestante di Serres, in Macedonia, ancora giovane e già rampante, emerse all’improvviso a capo dello schieramento conservatore. Fino al 1955 era  stato ministro dei Lavori Pubblici e alla morte del premier generale Alexandros Papagos, il re Pavlos lo scelse come suo successore, scartando Stefanos Stefanopulos e Panayotis Kannellopulos, gli altri due possibili candidati.
Per otto anni, dal 1955 al 1963, Konstantinos Karamanlis fu a capo di un governo ufficialmente democratico e parlamentare, confermandosi uno statista spregiudicato nella gestione del potere, con la complicità della corona e con l’aiuto degli USA.
Nel 1958, in seguito alle grandi manifestazioni per Cipro, nelle elezioni politiche l’EDA ottenne un notevole incremento elettorale e Karamanlis intensificò una politica che fu un combinato di repressione violenta [1], di sorveglianza e pressione psicologica e controllo dell’informazione. Poche settimane dopo le elezioni, in una riunione presso la propria abitazione, decise la costruzione di un informale comitato ministeriale di coordinamento, che venne definito “Comitato Invisibile” [2]. Questa struttura creò a sua volta una Commissione Speciale Consultiva, gestita dal Dipartimento Studi del KYP [3]. La propaganda governativa fu affidata alla Direzione Generale Stampa e Informazione, dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio i cui contenuti erano concordati tra il KYP, il Servizio Informativo della Presidenza del Consiglio[4] e l’Ufficio Guerra Psicologica dello Stato Maggiore dell’esercito.[5]
Per meglio svolgere le sue funzioni e in particolare per il coinvolgimento di civili che avrebbero dovuto affiancare le forze armate in operazioni di contrasto del “nemico interno”, il “Comitato Invisibile” dotò il KYP di fondi speciali aggiuntivi, non risultanti nel bilancio dello Stato, finalizzati a dare nuova vitalità e una rinnovata capacità clientelare a raggruppamenti di estrema destra già attivi nel campo anticomunista.[6]
Nel 1961 la sua egemonia politica venne minacciata da un partito centrista, l’Unione di Centro, guidato da Georgios Papandreu, che lo spinse a commissionare alla Direzione Guerra Psicologica dello  Stato maggiore delle forze armate e ai servizi segreti un piano clandestino, chiamato in codice “Pericle”, per condizionare le elezioni e garantire la vittoria del partito governativo ERE.[7], di cui era stato fondatore. Si trattò di sfruttare elettoralmente il controllo militare e anche amministrativo di ben tredici provincie settentrionali, sopposte per ragioni di sicurezza ad un regime speciale. Nel contempo la campagna elettorale fu sconvolta da un clima di terrore scatenato dalle milizie rurali TEA [8] e dai gruppi finanziati dal KYP, che provocò una ventina di morti, migliaia di feriti, centinaia di candidati della sinistra e dell’Unione di Centro aggrediti e bastonati, comizi dispersi e materiale di propaganda distrutto. Non a caso nelle elezioni del 29 ottobre 1961 Karamanlis ottenne la maggioranza assoluta con il 50,82 % dei voti.
Nel giugno 1963, travolto dallo scandalo politico per l’uccisione del deputato Grigoris Lambrakis, diede le dimissioni e, dopo il governo di transizione di Panayotis Pipinelis, un uomo di destra, accettato da Karamanlis e anche da Papandreu per un governo di servizio fino alle nuove elezioni e il governo tecnico di Stylianos Mavromichalis, prese atto che ormai non era più in grado di garantire una soluzione conservatrice più aderente alle richieste della corona. Le elezioni del 3 novembre 1963 sancirono infatti la vittoria, anche se di misura, dell’Unione di Centro con il 42% circa dei suffragi e 138 seggi in parlamento contro i 130 della destra. Karamanlis partì per un esilio volontario prima a Zurigo e poi a Parigi, rimanendo per molti anni disoccupato politicamente, ma con il conforto di una diffusa agiatezza. Convinto di dover affrontare solo una breve eclisse politica, si rinchiuse in un prudente silenzio, che ruppe solo pochissime volte per denunciare la mancanza di democrazia sotto la dittatura dei colonnelli e per chiedere a Papadoupolos a un sollecito ricambio politico, garantendo sé stesso come alternativa, certo che tutte le ipotesi di una “soluzione politica” al problema del regime militare ruotavano intorno alla sua persona.
Da Roma Costantino II, dopo il fallimento del suo tentativo di contro-golpe riprese i contatti con l’ex premier, ma le scarse capacità politiche del monarca e il suo atteggiamento ambiguo nei confronti della Giunta convinsero Karamanlis che il re non era in grado di condurre un’azione efficace in favore del ripristino della democrazia e mantenne con lui rapporti solo formali, riconoscendo solo che il “trono è simbolo della legalità”, anche in occasione della proclamazione della repubblica nel 1973.
Come capo riconosciuto dell’opposizione moderata Karamanlis si preoccupò di trovare una soluzione alla questione greca all’interno della amministrazione statunitense, soprattutto dopo l’elezione a presidente USA di Richard Nixon. Trovò due ostacoli. Il primo nel consigliere per la Sicurezza Nazionale Henry Kissinger che pose al primo posto dell’agenda internazionale il problema della guerra in Vietnam, per affrontare la questione greca solo il 26 aprile 1969 al fine di valutare l’opportunità della ripresa delle forniture militari al paese ellenico, anche in considerazione della presenza giudicata positiva di militari al governo di quel paese. Il secondo ostacolo fu rappresentato da Tom Pappas,[9] storicamente legato alla Giunta dei Colonnelli, grande finanziatore del presidente repubblicano e strettissimo amico del vicepresidente Spyro Agnew.[10] Nonostante le difficoltà Karamanlis si spese, nei suoi incontri con diplomatici consiglieri americani, per una “Transizione democratica” intesa come un governo forte, guidato con pieni poteri da lui stesso per un periodo minimo di due anni, prima di procedere ad elezioni. 
Nel 1969 assunse una serie di iniziative, consapevole che i colonnelli non avevano nessuna intenzione di farsi da parte e il 30 settembre da Parigi rivolse un appello alle forze armate greche affinché rovesciassero la giunta militare, nel caso in cui il regime dei colonnelli non rinunciasse pacificamente al potere. L’appello cadde nel vuoto e pochi giorni dopo il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli USA decise di togliere definitivamente l’embargo e di riprendere le forniture militari alla Grecia. Di fronte a questo doppio fallimento Karamanlis cessò ogni iniziativa politica e ritornò in uno sdegnato mutismo.
La mattina del 23 luglio 1974, tre giorni dopo l’invasione turca di Cipro e il giorno dopo la proclamazione del cessate il fuoco, il capo di Stato Maggiore Grigorios e i capi delle tre armi proposero al capo dello Stato, il generale Phaedon Ghizikis, il ritorno ad un governo civile, che fu accettata, anche da Ioannidis, nonostante fosse formalmente contrario. Dopo estenuanti trattative, in cui il Presidente della Repubblica cercò di garantire la sopravvivenza del regime, si concordò sull’affidamento del governo a Panayotis Kanelopulos ma prevalse poco dopo la decisione di contattare Karamanlis a Parigi per affidare a lui l’incarico di premier. Dopo titubanze e perplessità, Kostantinos Karamanlis si imbarcò sull’aereo presidenziale di Valery Giscard d’Estaing ed atterrò in Grecia alle due del mattino del 24 luglio, accolto da una folla immensa e alle ore 4,20 giurò nelle mani dell’arcivescovo di Atene come capo di un governo di unità nazionale, con il centrista Mavros, vero ispiratore di tutta l’operazione, al ministero degli Esteri. 


(20 marzo 2020)


Fonti:

Dimitri Deliolianes, Colonnelli Il regime militare greco e la strategia del terrore in Italia, Roma, Fandango, 2019
 


[1] Nel mese di dicembre 1958 furono mandate al confino nell’isola di Agyos Efstratios 175 persone con un semplice decreto amministrativo, mentre il 5 dicembre era stato arrestato con l’accusa di spionaggio in favore dell’URSS il partigiano e deputato Manolis Glezos.

[2] Vi parteciparono i ministri degli Esteri, degli Interni, del Lavoro, il Presidente del Consiglio, il capo del servizio segreto KYP e il giornalista di estrema destra Savvas Konstantopoulos.

[3] In questa struttura era allora in servizio Georgios Papadopulos.

[4] Un servizio segreto personale creato da Karamanlis.

[5] Il “Comitato Invisibile” decise di inviare a Roma nei giorni 18-22 novembre 1961 una propria delegazione, guidata da Georgios Georgalas e a cui partecipò Ioannis Ghikas, in rappresentanza dell’Ambasciata di Roma, per partecipare al secondo congresso sulla Guerra Politica dei Soviet, tenuto sotto l’egida della NATO, in continuità con il primo congresso tenuto a Parigi nel 1959. In quell’occasione era stato introdotto il concetto di”guerra politica” o “guerra rivoluzionaria” contro il comunismo, nella forma che era stata precedentemente elaborata dallo Stato Maggiore francese e che sarà alla base del convegno, sempre a Roma, all’hotel Parco dei Principi nel 1965.

[6] Gli Alkimi (Gagliardi), i Giovani con Speranze, la Crociata Anticomunista di Atene, la Lega dei combattenti e Vittime della Resistenza Nazionale di Salonicco e l’Organizzazione Studentesca Nazionale Sociale (EKOF), che farà la sua comparsa nel 1959.

[7] Unione Nazionale Radicale, collocato a destra dello schieramento politico greco, un concentrato di moderati, estremisti e transfughi. A questo partito nel 1963 si contrappose la Sinistra Democratica Unificata (EDA), influenzata dal partito comunista (KKE) clandestino e l’Unione di Centro (EK), dominata da Georgios Papandreu.

[8] I Battaglioni di Difesa Nazionale (TEA), prima Unità di Autodifesa nelle Campagne, composti di volontari di provata fede anticomunista, nacquero per iniziativa dell’IDEA, per scoraggiare ogni sostegno da parte dei civili verso le formazioni comuniste durante la Guerra civile greca. Dopo la fine della Guerra civile, assorbirono quella parte delle forze collaborazioniste e di estrema destra che era rimasta esclusa dall’arruolamento nell’esercito e nelle forze dell’ordine.  Nel 1955 entrarono a far parte della rete “stay-behind” della NATO.

[9] Imprenditore greco-americano, che, dopo aver collaborato con la CIA nella corruzione dei deputati centristi “apostati”, divenne particolarmente influente presso la Casa Bianca, tanto da condizionare la nomina di ambasciatore ad Atene di Henry Tasca, diplomatico di origini italiane, in Italia dal 1947 al 1955 come rappresentante del Tesoro USA. Il potere di Pappas fu legato alla sua intermediazione con i Colonnelli per ottenere finanziamenti illeciti greci alla campagna elettorale di Nixon, che continuarono anche dopo la sua elezione a presidente, tanto da coinvolgere Pappas nello scandalo Watergate, accusato di aver finanziato le operazioni di spionaggio ai danni del Partito Democratico. Oltre che coinvolgere il fratello del presidente USA, Donald, in affari con la Giunta militare, Pappas ottenne anche la licenza per la Coca Cola di aprire uno stabilimento di produzione nel paese ellenico.

[10] Spyridon Anagnostopoulos, originario di Gargaliani nel Peloponneso, accolto nel 1971 trionfalmente ad Atene, non solo per le sue origini ma soprattutto per la sua dichiarata simpatia per il regime dei Colonnelli.

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