26 novembre 2020 L’Avvento

Alla liturgia cristiana di quattro settimane, destinata al raccoglimento e alla meditazione sulla futura venuta del Signore, si è sostituito un tempo, sempre liturgico, di attesa di un natale imminente, di una nascita che segni l’inizio di un nuovo anno. E’ l’avvento di un nuovo salvatore per l’azzeramento di infinite sofferenze, il riscatto da impotenze e disfunzioni, la catarsi dalla tensione e dall’ansia.
Il salvatore non è più Gesù Cristo, da tempo sostituito dal dio del consumo, ma il vaccino contro il Covid 19.
E’ cominciata infatti nei telegiornali e nei talk show televisivi, nei quotidiani e settimanali, nelle radio pubbliche e private, l’attesa messianica di tale antidoto, la cui somministrazione è stimata, grazie ad un nuovo calendario dell’avvento che, sebbene ufficioso, già definisce tempi, modalità e target.
E’ il miracolo che tutti si aspettano, la nascita salvifica, la fine delle paure, l’evento tanto atteso non più in una grotta umida e buia, ma in un laboratorio asettico e splendente di una casa farmaceutica. 
E’ un avvento considerato magico, non frutto della scienza e del lavoro di tecnici e ricercatori, e quindi passibile di valutazioni e di aggiustamenti, ma un dono del cielo, di cui non è lecito dubitarne, pena la blasfemia, nonostante le anticipazioni pubblicitarie per la conquista di fette di mercato e immediati guadagni in borsa.
Non sembra interessare a nessuno che i paesi ricchi, con il 13% della popolazione mondiale, si siano accaparrati più di 2 miliardi di dosi dei potenziali vaccini anti Covid, in una corsa scomposta ai farmaci essenziali. Non fa scandalo e nemmeno notizia che l’accesso equo al vaccino sia pura propaganda retorica, a fronte degli squilibri prodotti dai brevetti farmaceutici, con la privatizzazione della conoscenza scientifica e l’esorbitante costo dei farmaci che ne derivano.
Pochi[1] denunciano il fatto che il blocco dei paesi industrializzati, compresa la Commissione europea, mentre ha finanziato il colossale sforzo della ricerca con imponenti contributi pubblici, non ha negoziato con l’industria farmaceutica la benché minima condizione sui prezzi, sulla trasparenza degli studi clinici, sul trasferimento di tecnologie.

Del resto le aspettative immediate degli italiani, a far fede il dibattito politico e i sondaggi sociologici, sembrano essere le vacanze sulla neve, il cenone di Natale, le sbornie e le abbuffate di Capodanno, lo sballo delle festività. Tutta l’industria del “divertificio” rivendica il proprio contributo al Pil nazionale e regionale e chiede riaperture e allentamenti delle restrizioni. 
Nel frattempo l’Italia continua a soffrire duramente l’impatto del Covid 19, pagando un contributo elevatissimo in vite e sofferenze e la carenza di strumenti sanitari essenziali all’inizio della pandemia autorizza dubbi e perplessità sulla effettiva e universale disponibilità del nuovo vaccino.
Al netto della fede nel nuovo avvento, ovviamente. 


[1] Nicoletta Dentico, Silvio Garattini, L’Italia e l’accesso al vaccino per tutti in Sbilanciamoci! 16 novembre 2020

1 Commento

  1. Essenziale e tagliente come è necessario essere Marcello Catanelli mette in evidenza la cecità di massa e la pochezza di cultura di un numero di persone sempre troppo grande.
    Il problema di coloro che vorrebbero opporsi a tale stato delle cose è la difficoltà di trovare un modo per diventare massa critica in forma organizzata.
    Un tempo tali organismi si chiamavano “partiti”… per come sono ridotti, oggi, i loro ceti dirigenti residui non riescono ad attrarre le energie pulite necessarie. Eppure il ruolo di tali organismi rimane “antropologicamente” indispensabile.

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