19 novembre 2020 Orgoglio e paura

Quando è che l’orgoglio, da legittima coscienza e fierezza dei propri meriti e delle proprie capacità diventa una esagerata valutazione delle stesse per cui ci si considera superiori agli altri in tutto e per tutto, diventando boria, superbia, alterigia? Quando incrocia la paura, un intenso turbamento misto a preoccupazione ed inquietudine per qualcosa che può produrre gravi danni o costituire un pericolo attuale o futuro.
Questo qualcosa in Italia, e non solo in Italia, è stata la crisi economico finanziaria del 2008, seguita, senza discontinuità, dalla pandemia da coronarovirus, che hanno azzerato certezze relative alla collocazione sociale di interi gruppi e classi sociali, hanno messo in discussione sistemi e gerarchie di valori, fino a smantellare già traballanti schemi ideologici, salvifici e progressivi.
Ne hanno fatto le spese istituzioni pubbliche, partiti e organizzazioni storiche, alleanze politiche consolidate e i relativi patti sociali. Soprattutto sono entrate in crisi l’autorevolezza e la credibilità delle istituzioni pubbliche e si è evidenziata la fragilità di un sistema di welfare solidaristico e universale, troppo bistrattato e mortificato. Tutti elementi che apparivano meriti e capacità tutte italiane, almeno europee, e quindi meritevoli di lode, stima e ricompensa.
Averli scoperti come strumenti inadeguati ed inefficaci, e, anziché motivi di orgoglio, occasione di commiserazione se non di condanna, ha gettato gli italiani in uno stato confusionale, aggravando una disistima già largamente incistata, ingenerando rancore e sospetti.
Dall’orgoglio di essere gli inventori del sistema bancario, dall’essere la quinta potenza industriale del pianeta, dall’essere i primi in Europa per la gestione e il controllo della pandemia grazie anche al Servizio Sanitario migliore del mondo, gli italiani sono passati alla consapevolezza di avere un sistema finanziario pachidermico e inefficiente, di essere una democrazia rappresentativa debole e inadeguata, di avere il tasso di mortalità per Covid più alto d’Europa e di non saper impedire il tracollo sanitario e sociale della seconda ondata della pandemia.
Questo stato confusionale è il terreno di conquista di seminatori d’odio, di politici e di esperti improvvisati, di politiche sempre emergenziali e mai programmate, di fake news, di inganni, di false promesse, di irreali rassicurazioni. Ingenera una dialettica politica fasulla, una contrapposizione di toni e non di contenuti, contraddizioni istituzionali fratricide, ma soprattutto alimenta un senso di solitudine individuale regressivo e depressivo.
Gli italiani non devono essere orgogliosi di esserlo, devono essere contenti. Contenti della storia millenaria della penisola, della sua bellezza ambientale e artistica, della civiltà dei suoi territori, del benessere diffuso, delle conquiste sociali, dell’umanità delle sue genti.
Se a questa contentezza si aggiungesse una unità di intenti, una concordia di volontà, una valorizzazione dei saperi, la paura sarebbe sconfitta e con essa il Covid.

1 Commento

  1. Al tutto che condivido, aggiungerei “l’integrazione dei saperi” oltre alla loro valorizzazione, per comprendere meglio la complessità dei problemi che sta dietro alla pandemia e non solo. Il recupero delle competenze senza un rinnovato dialogo tra loro, sarebbe di nuovo una mezza soluzione. Nella tragedia, basterebbe non sprecare questa “opportunità”.

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