13 novembre 2020 La speranza ormai è un’abitudine

Un giorno dopo l’altro

Il tempo se ne va

Le strade sempre uguali

Le stesse case

E la speranza ormai è un’abitudine

Così cantava Luigi Tenco nel 1966. Dopo poco meno di sessanta anni la situazione esistenziale non sembra cambiata.
Viviamo in una attesa continua di novità nel campo della pandemia da coronavirus, di cambiamenti epidemiologici, di nuove terapie e di nuovi antidoti. Contiamo i giorni, se non le ore, tra un bollettino e l’altro, tra un DPCM e l’altro, tra un telegiornale e un talk show.
L’approssimarsi delle festività natalizie ci renderà, se non più tristi, sicuramente più nervosi, meno disponibili, più impazienti.
E’ impossibile programmare un viaggio, una cena tra amici, un incontro ravvicinato.
E’ difficile concepire una socialità che non sia chiassosa, rumorosa, esibizionista.
E’ al di fuori di molti di noi immaginare una condizione che non preveda anche un avere, magari effimero, transitorio, aleatorio.
Appaiono patetiche le dichiarazioni di chi vede nella pandemia una occasione di cambiamento profondo delle relazioni sociali, degli stili di vita individuali, dei comportamenti collettivi, perché la maggioranza sembra aspirare ad un ritorno al pre covid, allo status quo rassicurante della fase prepandemica, ai rituali sociali consumistici e di massa.
D’altronde, negli ultimi anni, se non decenni, c’è stata una pedagogia del cambiamento, una aspirazione ad altro oltre l’esistente, un progetto e un programma di liberazione dal bisogno, un programma di emancipazione individuale e collettivo? O c’è stata la pratica della demonizzazione dell’altro, l’esaltazione della propria individualità a scapito di una identità collettiva, la negazione del bene comune a vantaggio del bene privato?
Abbiamo mai prefigurato nei nostri rapporti, nelle nostre relazioni, nel nostro agire sociale una concreta messa in discussione di condizioni violente, una possibile negazione di prevaricazioni, un reale superamento dello sfruttamento? Siamo stati educati a farlo? Ci è stata data questa possibilità?
Rimane solo quella che ormai appare come l’unico paradiso in terra: la speranza.

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